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Arturo Bibbiena e Poppi: "Il prolungamento della concessione a Nuove acque e le incoerenze della politica"

"Per noi comuni mortali è difficile capire che cosa sia davvero successo nella assemblea di Nuove Acque in cui una risicata maggioranza di sindaci ha deciso il prolungamento della concessione alla stessa società del servizio idrico. Ancora più...

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"Per noi comuni mortali è difficile capire che cosa sia davvero successo nella assemblea di Nuove Acque in cui una risicata maggioranza di sindaci ha deciso il prolungamento della concessione alla stessa società del servizio idrico. Ancora più difficile è entrare nel merito della questione, vista la sua complessità tecnico-giuridica, con aumenti già annunciati (forse in modo strumentale) delle tariffe e l'intreccio tra pubblico e privato (anche se ancora la maggioranza è pubblica e se i sindaci facessero il loro mestiere eviterebbero di essere succubi dei privati). Ognuno ha delle ragioni dalla sua parte. Ma noi vorremmo fare sulla vicenda una riflessione tutta politica."

E' il gruppo Arturo di Bibbiena e Poppi che entra nel dibattito sulla proroga della concessione a Nuove Acque:

"Purtroppo molti dimenticano che c'è stato un referendum con il quale la maggioranza degli italiani ha deciso per la ripubblicizzazione. Giusto o sbagliato che fosse,così ha deciso il “popolo” ed in una democrazia dovrebbe significare qualcosa. Quasi nessuno ne parla più, come se non ci fosse stato. L'altro aspetto inquietante è che la decisione presa dall'assemblea dei sindaci, politicamente abbastanza trasversale, ha fatto rilevare una singolarità: sindaci espressione di partiti che avevano sostenuto il referendum per la ripubblicizzazione, forse obtorto collo, (in particolare il Pd) hanno votato per il prolungamento della concessione; sindaci espressione di forze che invece sostengono la privatizzazione, hanno votato contro o hanno proposto un rinvio della decisione (rinvio che la maggioranza ha respinto). E' evidente che siamo in campagna elettorale e le diverse scelte vanno viste alla luce di questo prossimo evento, più che sulla base di valutazioni di merito. Chi ha proposto il rinvio, comunque motivato, di fatto voleva evitare una scelta prima delle elezioni. Ed anche questo è un brutto esempio di una politica che tende a raggirare l'elettorato (all'elettore non far sapere....), rinviando le scelte delicate a dopo che i cittadini si sono espressi nella cabina elettorale (vedi le posizioni del Comune di Arezzo)

Altro colpo alla credibilità della politica ed alla trasparenza delle istituzioni.

Su una cosa il sindaco di Arezzo ed altri hanno ragione: chi ha autorizzato i sindaci a decidere in un modo o in un altro? Quali consigli comunali si sono riuniti per dare l'indirizzo al sindaco? Quali documenti programmatici, approvati da consigli comunali, prevedevano le scelte fatte dai sindaci nell'ultima assemblea?

I sindaci non sono podestà autonomi ed indipendenti, né feudatari padroni di servi della gleba (anche se spesso si comportano come tanti marchesi del Grillo)|. Anche se eletti direttamente devono rispettare le direttive dei loro consigli ed avevano l'obbligo di convocarli prima di prendere una decisione così delicata.

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Altro colpo alla credibilità della politica e delle istituzioni democratiche.

In conclusione: al di là del giudizio che si può dare dal punto di vista tecnico-giuridico, la vicenda conferma una deriva antidemocratica delle nostre istituzioni locali, la mancanza di rispetto delle regole democratiche e quindi dei cittadini che le esprimono e che avrebbero il diritto di essere ascoltati e rispettati.

Se fossimo consiglieri comunali chiederemmo la convocazione urgente del Consiglio Comunale e chiederemmo la sfiducia ai sindaci, qualora avessero deciso senza alcun indirizzo da parte degli stessi consigli. Insomma una sfiducia per abuso di potere.

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